Beuys Joseph

Nasce a Krefeld nel 1921, ma diceva di essere nato a Kleve. In gioventù frequenta la Hindenburg-Oberschule di Kleve e aderisce al nazismo entrando nella Hitler-Jugend (Gioventù hitleriana). Lo scoppio della seconda guerra mondiale lo vede arruolarsi nell’aviazione, in un primo momento come operatore radio e successivamente come aviatore. Nel 1943, in seguito all’abbattimento del suo aereo in Crimea, viene salvato dall’intervento di un gruppo di nomadi tartari che, trovatolo moribondo, lo curano facendo ricorso alle antiche pratiche della loro medicina. Tale esperienza è stata determinante per il percorso creativo dell’artista, segnato dalla ricerca di un’armonia superiore tra uomo e natura che spingerà molti critici ad attribuirgli l’appellativo di “sciamano” dell’arte. Nel 1944 è fatto prigioniero dagli inglesi nelle mani dei quali rimarrà fino alla fine del conflitto. 

fonte: www..wikipedia.org


Difesa della natura

stampa fotolito 48/300

60 x 82 cm

1984

 

Apri bene la bocca

 serigrafia firmata da J.Beuys Jork Frank 58/100

 8 x 31,5 cm

1978

 

Olivestone (Loschblatt)

carta assorbente stampata intinta nell’olio d’oliva

29,5 x 8,5 cm

1984

 

Il Muspac (Museo Sperimentale d’Arte Contemporanea) ha sempre avuto una particolare attenzione per l’opera del grande artista tedesco Joseph Beuys che ha fatto parlare di sé esibendosi spesso in provocatorie performance. La sua produzione varia dalle “azioni”, come Coyote: I Like America and America Likes Me (1974) –  in occasione della quale convisse con un coyote (e una coperta di feltro) in una galleria di New York – a sculture realizzate con materiali insoliti quali grasso e feltro, a opere più tradizionali, tra cui molti disegni e acquerelli. Dal 1963 al 1965 partecipò in più occasioni alle manifestazioni del gruppo Fluxus. Nella collezione permanente del museo troviamo molte opere che riguardano il suo impegno rivoluzionario. Tra queste, particolare attenzione merita il multiplo di carta assorbente che rimanda all’azione  Olivestones, tenutasi nel 1984 al Castello di Rivoli di Torino, in occasione della mostra “Ouverture” (organizzata da Rudi Fuchs per inaugurare il museo d’arte contemporanea). Per questa occasione Beuys usufruisce di cinque vasche di pietra arenaria di Lettomanoppello (Abruzzo) del XVIII sec. usate originariamente per decantare l’olio d’oliva. Vi attua però una trasformazione, inserendo dei blocchi della stessa pietra ma di misura leggermente inferiore, in modo da creare un interstizio di qualche millimetro tra le loro pareti e quelle delle vasche. I cinque parallelepipedi vengono colmati con circa 200 litri d’olio d’oliva, che penetra la pietra fino a filtrarla completamente, creando una patina sulla superficie che riflette l’ambiente circostante come uno specchio. Abbiamo quindi da una parte il materiale cristallino della pietra, rigidamente geometrica e, dall’altra, il principio organico e informe costituito dall’olio: è la tensione tra caos e forma, condizione necessaria affinché si alimenti il fluire della vita e della creatività. L’olio d’oliva annulla le distanze e crea una continuità tra gli elementi: li penetra e li impregna di sé facendo di due corpi un’unica realtà. “Olivestone” significa nocciolo d’oliva: è la parte più dura del frutto, nascosta nella sua polpa, l’anima, lo scrigno in cui sono contenuti i principi vitali. L’artista ne crea una versione letterale: un nocciolo di pietra che naviga nell’olio. Impegnandosi politicamente in difesa della democrazia e dell’ambiente, realizza nel 1984 a  Bolognano (in provincia di Pescara) per Lucrezia De Domizio, “Difesa della natura” (anche di quest’ opera il Muspac possiede un multiplo). L’azione, che vede l’artista piantare un albero, non va intesa solo in senso ecologico, ma va letta soprattutto in senso antropologico: difesa dell’uomo, dei valori umani e della creatività. Il lavoro di piantagione durerà per oltre quattro anni: circa quindici ettari di terreno del paese verranno concimati per poi piantarvi alberi e arbusti in via d’estinzione. Nel pomeriggio l’azione si trasferisce in un grande capannone (la cantina del barone Buby Durini), appena fuori dell’abitato. Due enormi lavagne sono predisposte sullo sfondo e servono a Beuys per visualizzare schemi e per introdurre la sua discussione “Difesa della Natura” in cui parla del concetto di creatività strettamente connesso alla vita sociale di ogni individuo. Beuys sostiene che tutti gli uomini sono artisti in quanto possessori di una propria creatività, spesso alienata perché repressa dalla società contemporanea. L’Arte quindi non riguarda solo pittori, scultori, musicisti e scrittori, ma abbraccia le capacità creative di ciascun individuo, che attraverso la propria spiritualità può riconciliarsi con il mondo per trasformarlo e realizzare l’ “utopia concreta”.

Martina Sconci

 

JOSEPH BEUYS

 

Mostra e presentazione del libro Incontro con Beuys
di Lucrezia De Domizio , Buby Durini , Italo Tomassoni

 

08 novembre – 13 dicembre 1985

 

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