Cionci Laura

Nata a Roma nel 1980, frequenta l’Accademia di Belle Arti di Roma con Gino Marotta e si specializza nel corso di decorazione con Margareth Dorigatti nel 2008. È assistente di Lidia Reghini di Pontremoli ordinario della cattedra di Antropologia Culturale, Accademia di Belle Arti di Roma.
Restauratrice dal 1998 e Decoratrice, a Roma promuove “l’affresco digitale” che utilizza oltre che nella decorazione anche nelle sue opere. Inizia il suo percorso artistico tra collettive e concorsi nel 2001. Selezionata per il corso di imprenditoria artistica indetto dal Modigliani Institute in collaborazione con il BIC Lazio. La sua prima personale inaugura allla galleria”Le Opere” a Roma dal titolo “Tu vedi, io passo”,un lavoro introspettivo sulle carte da gioco francesi.
Continua la sua ricerca con i “Bianchi non riusciti” lavori presentati alla sua personale “White not?” al Loft 27 a San Lorenzo a Roma. A Ottobre partecipa alla collettiva “Nigredo” svolta all’Ex-Lavanderia a Roma a cura di Lori Adragna Micol Di Veroli e Barbara Collevecchio. A gennaio del 2010 partecipa al convegno “La formazione accademica dei giovani aristi di oggi” svolto presso il Museo Archeologico Nazionale di Villa Frigerj di Chieti presentando il lavoro delle carte da gioco.

 


Los Adoquines_Frame video Laura Cionci

Adoquines

video

2011

 

Opera Laura Cionci

Los Adoquines

2011

 

 

L’opera è stata gentilmente donata dall’artista al MUSPAC, per la ricostituzione

della collezione permanente, gravemente danneggiata dal sisma del 6 aprile 2009

 

“Quando tutto sembra perduto, l’istinto di sopravvivenza prende il sopravvento. Quello che nasce dopo la tempesta è più forte, più vivo e più resistente di prima.
Ma ci vuole energia e uno slancio verso l’altro.
Una festa potrebbe aiutare. Un carnevale sarebbe perfetto. Un carnevale che duri tutto l’anno e che venga utilizzato per comunicare prepotentemente con la gente anche a lunghe distanze, che aiuti le persone a sorridere, ad essere nuovamente felici.
Los Adoquines arrivano a L’Aquila nel 2009 regalandosi al cuore di un deserto di sassi.
Non è un caso che si chiamino adoquines che in spagnolo significa sanpietrini.
Una ricostruzione in primis dell’animo, del sentimento e dell’amore verso il prossimo.
Ma questa è l’indole del fenomeno della murga: nasce a carnevale, per le strade e viene usato come mezzo di protesta e di comunicazione sociale. Anche per un solo istante, ogni uomo ha la necessità di esprimersi gridando, ballando, suonando, cantando.
Inconsapevolmente tutte le persone che si trovano a L’Aquila (nello specifico al MU.SP.A.C) fanno parte di quel gruppo aperto che balla per la città e si fa sentire.
Tra le danze dei ballerini si affacciano ulteriori ombre. Inizialmente non ballano, non vanno a tempo ma subito sono consapevoli di far parte di qualcosa che si esprime e lo fa per trasmettere l’importanza della sofferenza, della perdita, della vita, della rinascita.
Le pelli delle percussioni vibrano con forza come a voler far arrivare il suono oltre le montagne, il mare, le città.
Un cilindro colorato si sistema sulla testa di chi lo guarda.
Ci siamo tutti, siamo tutti qua e soprattutto saremo sempre presenti. La memoria non ha tempo e le sinergie che nascono rivelano quel nobile stato d’animo che ancora prima delle macerie era crollato, sotterrato, ridotto a brandelli. Queste unioni nate, sono infinitamente più resistenti di qualsiasi  struttura architettonica”.

Laura Cionci 
ottobre 2011

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