ANNI ’70: L’ARTE COME STRUMENTO DI PACE Mostra di opere della collezione permanente

27 Gennaio 2007
In occasione della Giornata della Memoria, il giorno sabato 27 gennaio 2007 presso la sede del MUSPAC in Via Paganica 17 alle ore 18,00 è stata inaugurata la mostra “Anni ’70: l’Arte come strumento di Pace.”

Sono state esposte opere della collezione permanente del museo, degli artisti appartenenti ai movimenti dell’Arte Povera italiana come: Jannis Kounellis, Giulio Paolini, Michelangelo Pistoletto, Eliseo Mattiacci, Gilberto Zorio, Mario Merz, ecc. Inoltre sono state esposte anche opere di Joseph Beuys, Fabio Mauri, Carmelo Bene, Primo Conti e di artisti della nuova generazione.

Una particolare riflessione merita l’opera di Joseph Beuys, il cui pensiero si è sviluppato soprattutto a partire dalle teorie sulla “scultura sociale”, sulla “democrazia diretta”, sull’“utopia concreta” e quindi sui temi della libertà, dell’uguaglianza e della fraternità.

 

L’arte, in tutte le sue modalità di espressione, fornisce quindi un valido supporto per collegarsi ai temi della cooperazione e della pace. Solo attraverso l’arte, definita da Beuys “la vera scienza della libertà”, gli uomini possono autodeterminarsi e rimanere uniti contro tutte le forme di violenza.

In ogni cultura, infatti, e in ogni epoca si è sempre sentito il bisogno di arginare tutti quei fenomeni devastanti che inevitabilmente portano alla guerra.

L’arte può aiutarci a combattere la violenza sistematica e scientemente perpetrata dei fondamentali diritti della persona umana.

Gli attuali conflitti bellici sono fonte inesauribile di odio e povertà e non fanno che aumentare a dismisura il divario tra paesi ricchi e paesi poveri.

Con la nostra iniziativa, vorremmo ribadire che il mondo dell’arte non può restare indifferente di fronte alle drammatiche vicende dell’esistenza umana, ma deve contrastare le pressioni distruttive della volontà di potenza e di violenza: con la forza di creatività bisogna cercare di recuperare una speranza vitale.

L’arte con la sua visione totalizzante ed unitaria del mondo, può far dialogare culture diverse su contenuti di pace, solidarietà ed integrazione sociale. Può inoltre garantire il rispetto morale per la convivenza e per lo sviluppo dei rapporti civili, sociali e culturali, che riguardano l’intera umanità: può assumere cioè un ruolo fondamentale nel ristabilire una centralità della coscienza.


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