MONDO MAGICO libro-catalogo d’arte di Bruna Bontempo

MONDO MAGICO

Gran Sasso e Terre della baronia di Bruna Bontempo

28 Febbraio 2017

è stato presentato il libro-catalogo d’arte di Bruna Bontempo dal titolo “Mondo Magico. Gran Sasso e Terre della Baronia”.
Sono intervenuti:
Prof. Enrico Sconci, Presidente dell’Associazione Culturale “Quarto di Santa Giusta; Elisabetta Leone, Assessora alla Cultura del Comune dell’Aquila Goffredo Palmerini, giornalista e scrittore;

Annamaria Barbato Ricci, giornalista e scrittrice; Prof.ssa Liliana Biondi, critica letteraria;
Martina Sconci, direttrice artistica del MU.SP.A.C.

IL PIACERE DELLA PITTURA

In un’epoca in cui gli strumenti del fare artistico si con- frontano con nuovi linguaggi e con la sperimentazione di metodologie e processi comportamentali, Bruna Bontempo si concede il lusso di essere “fuori dal tem- po”, abbandonandosi all’inattualità della pittura. Con un linguaggio del tutto personale che spazia dalla figura- zione al gesto informale, si interroga sulla bellezza della natura, per mettere in risalto quella sinfonia essenziale delle forme che ci pone al riparo dal “rumore del mon- do”. Ai contenuti colti Bruna sostituisce sentimenti semplici: la montagna e la natura come resti felici di un paradiso terrestre mancato, metafora della conoscenza che de- riva dal salire verso il cielo. Per tornare ai valori d’origine, sceglie la montagna abruzzese, e precisamente il pae- saggio di Rocca Calascio, luogo ideale per l’isolamento e la riflessione, che la pone in perfetta sintonia – come per inseguire un percorso di riforma dell’anima – con lo spirito di suo figlio Franco, che da tempo ha scelto di vivere in questo microcosmo di montagna con pochis- simi abitanti, lontano dai falsi lussi vacanzieri del tempo presente. In questa montagna cosmica (“axis mundi”), metafora del divino, che sembra esprimere tensione dell’uomo verso il sacro, Bruna cerca di cogliere gli effetti di luce sulla natura, come se la guardasse per la prima volta e a una distanza ravvicinata, come una sorta di “Blow Up”. Ciò che le interessa non è descrivere il paesaggio ma le sensazioni che evoca. Questa scelta può in un certo senso paragonarsi alle stesse ragioni che spinsero gli artisti di fine Ottocento a frequentare da vicino la mon- tagna (come Pont– Aven in Bretagna), allora per una diffidenza verso la modernità industriale, come fuga e isolamento da un’Europa che faceva fumare le ciminie- re, ora per un reale fallimento dell’utopia del moderno.
Il paesaggio di montagna, in alcune opere di Bruna sem- bra quindi riferirsi inizialmente al tema della sensibilità romantica, come luogo del sublime e dello spirituale; in altre invece sembra farci pensare alla pittura di Céz- anne, la cui montagna di Sainte-Victoire (1904-1906) era divenuta per lui il soggetto privilegiato per la sperimentazione del colore e la semplificazione della forma: germe primario per la rivoluzione cubista. Altre opere si spingono verso il colore espressionista o verso il segno informale, una pittura istintiva, immateriale, dettata dal ritmo del gesto, lo stesso che ritroviamo in alcuni tor- menti pittorici degli espressionisti astratti. Ma in Bruna non c’è tormento bensì una serenità e una femminilità fuori dal comune, una poetica dell’intimità, della quiete, del silenzio e della luce.

Con lunghe e vigorose pennellate e macchie di colore, ora sfumate, ora brillanti, svela le infinite sfaccettature di una natura selvaggia e incontaminata. Fiori, mandorli e foglie sono sospesi su un abisso di sfumature e di riflessi, senza cielo, senza sponde, senza prospettive, sembrano fluttuare nell’aria. In ogni suo quadro si per- cepisce una certa “intuizione dell’istante”, lo splendore subito spento dell’attimo dell’”impressione”. Entra con tutta la forza del suo corpo e del suo spirito nel flusso di una natura inarrestabile, formata dalle luci, dalle brezze, dal vento, dagli alberi, dai prati, dalle montagne, dai fiori. Cerca di dipingere non solo i luoghi che la ispirano, ma le profondità naturali, per conoscere a fondo, attraverso la trascrizione pittorica, ciò che l’atto della visione le suggerisce, decifrando la realtà.La Rocca medievale del paese di Calascio è dipinta nelle sue mille sfaccettature e colori, fino a diventare, con un segno decorativo e grafico, quel “mondo magico” delle pecore bianche che pascolano nella valle. La Rocca è ora colorata in fondo oro, come un’icona, un’aureola di una madonna nella pittura medievale, che ci osserva dall’alto del cielo, per esprimere appunto un “non reale”, una magia, un simbolo, qualcosa di irraggiungibile che appartiene alla sfera celeste del sacro che, come l’arte, dobbiamo ammirare e proteggere.

Martina Sconci

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