Luca Patella copia

I Celestini

Dal 23 al 29 agosto 2021, presso la sede del MUSPAC dalle ore 18.00 alle 20.00 è stato possibile visitare la mostra “I Celestini”, dedicata alla figura di Celestino V, in occasione delle celebrazioni della Perdonanza.

Fra le diverse opere esposte, “Vas Caelestinus V” di Luca Maria Patella (mosaico di 2,50 metri) e una parte dell’istallazione di Fabio Mauri dal titolo “Celestino V una storia moderna”, realizzate appositamente per la mostra “Annuale 2000 – Celestino V, Lo scandalo dello spirito”, allestita nel 2000 negli spazi dei sotterranei del Castello Cinquecentesco dell’Aquila e curata da Enrico Sconci.

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Scosse dell’Arte per un Museo della Memoria Joseph Beuys 1921-1986

Lunedì 5 in anteprima e Martedì 6 luglio 2021, alle ore 17.00, presso la sede del MU.SP.A.C. in Piazza d’Arti, in occasione della manifestazione “L’Aquila Social film festival – diritti in Piazza d’Arti”, si è aperta la mostra “Scosse dell’Arte per un Museo della Memoria”, incentrata principalmente sulla figura di Joseph Beuys (Krefeld, 12 maggio 1921 – Düsseldorf, 23 gennaio 1986) nell’ambito delle celebrazioni dei 100 anni dalla nascita, che sono in svolgimento nei principali musei del mondo. In esposizione opere e materiale documentario (riproduzioni fotografiche, libri, riviste, cataloghi, articoli di giornale, manifesti, video e edizioni d’arte della multimediateca del muspac) riguardanti principalmente il lavoro di Beuys svolto in Abruzzo con Lucrezia De Domizio, documentato dalle significative foto di Buby Durini e pubblicato anche sulla rivista del museo Art e trA.

Durante l’esposizione è stato proiettato il video che documenta l’inaugurazione della mostra dell’otto novembre del 1985, presso la sede dell’Associazione Culturale Centro Multimediale “Quarto di Santa Giusta”, in via Crispomonti, 49 all’Aquila. In tale occasione venne presentato il libro Incontro con Beuys di Lucrezia De Domizio, Italo Tomassoni e Buby Durini. Dopo la conclusione della mostra, dalle maggiori testate giornalistiche si apprese che il 23 gennaio era morto prematuramente a Dusseldorf, all’età di 65 anni, Joseph Beuys, considerato uno dei più grandi artisti del XXmo secolo.

La manifestazione aquilana era stata organizzata appunto grazie a Lucrezia De Domizio e Buby Durini che misero a disposizione le opere per la mostra di Beuys, che Enrico Sconci aveva avuto modo di conoscere ai famosi incontri di Bolognano.

Beuys, artista sciamano – le cui profonde radici di comunione dell’uomo con la natura si ricollegano al pensiero romantico di Goethe, Shelling, Novalis e Steiner – ha diffuso nel mondo il suo concetto rivoluzionario di arte antropologica, arte totale, terapeutica, anti tradizionale, in grado di plasmare la mente umana e trasformare l’intero corpo sociale per la realizzazione di un’utopia concreta.

L’arte, vera scienza della libertà, viene considerata da Beuys un veicolo, un grande contenitore di tutte le discipline per far comprendere che <<La rivoluzione siamo noi>>: il cambiamento per una guarigione dipende dalla nostra coscienza e autodeterminazione, dalla nostra volontà e dai nostri sentimenti perchè <<Tutti gli uomini sono artisti>> e perchè <<Kunst=Kapital>>. L’arte, intesa come energia creativa, rappresenta il vero capitale per poter applicare, in una visione futura, i nuovi concetti di economia delle capacità umane e di democrazia diretta.

Con le sue intuizioni l’artista aveva con largo anticipo previsto il capitalismo della sorveglianza e la dittatura dei social: l’uso improprio delle tecnologie digitali di cui oggi si percepiscono gli aspetti negativi che manipolano i diritti e le relazioni umane, fino a diventare una minaccia per la democrazia.

Così anche i suoi avvertimenti sulla mancata capacità dell’uomo di difendere la natura si pongono in rapporto con la pandemia di coronavirus che evidenzia, ancora una volta, lo stretto legame tra tutela dell’ecosistema e salute del pianeta. Solo ristabilendo un contato diretto con le leggi naturali si potrà, in uno spirito di cooperazione, riorganizzare e plasmare, con l’energia di tutti gli esseri viventi, l’intera società, come specificato dall’artista nella sua teoria della scultura sociale.

Gli appuntamenti per conoscere ed approfondire l’opera e il pensiero di Beuys proseguiranno, in collaborazione con altri enti e associazioni culturali, per tutto il 2021. In occasione dei prossimi cicli di Art e Cinema verrà proiettato il film di Mario Martone Lucio Amelio -Terrae Motus del 1993, che pone in evidenza il lavoro svolto dal gallerista Lucio Amelio a Napoli con Joseph Beuys e Andy Warhol.

La serie di mostre ed iniziative del MU.SP.A.C. rientrano nel progetto sostenuto con i fondi Restart dal Comune dell’Aquila e rappresentano solo una parte dei tanti tasselli per la creazione di un Museo della Memoria che, per dare un contributo alla ricostruzione e rinascita dell’Aquila, documenterà e valorizzerà i principali eventi culturali e artistici della sua storia.

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Onore Clandestino di Massimo Sconci

Giovedì 3 settembre, presso il Parco della Luna di Casematte (zona Collemaggio) è stato presentato lo spettacolo “Onore Clandestino” di Massimo Sconci, con Josè de la Paz e Massimo Sconci.
A causa delle restrizioni dovuti all’emergenza Covid-19, l’intero testo e tutta la messa in scena sono stati modificati e riattualizzati con il sottotitolo “Fase Covid”, per evidenziare meglio lo spartiacque che separa il prima e il dopo dall’inizio dell’ormai ben nota pandemia mondiale. Il protagonista di tutta la vicenda è Ulisse, un venditore di rose clandestino che si ritrova in un Paese dal profumo di fiori, ma che ha perduto il buon odore della serenità. Per tutti gli Italiani è “Nessuno”, e nel suo continuo viaggio per il ritorno a casa si confronta con Gino, venditore di pesce marcio, Ahmir, barbone di origine araba ghiotto di hummus, e una donna che non appare mai, segregata in una casa popolare, che i personaggi dello spettacolo chiamano “babba”.
Onore Clandestino – si legge nella descrizione dello spettacolo – vuole essere uno spunto di riflessione sulla condizione di disagio sociale in cui oggi si trova la nostra epoca. La messa in scena è ridotta all’essenziale, con personaggi che ci raccontano le storie di cittadini e persone ancora capaci di osservare e di guardarsi attorno. Una vicenda che è quella di tanti altri individui invisibili, personaggi ironici e amari, in una condizione umana che non cede e continua a resistere. L’intero spettacolo è un percorso indipendente che ci auguriamo vada a confluire nella finalità di un nuovo modo di vivere e raccontare l’immigrazione, con l’intento di ricostruire una memoria collettiva attorno alla quale recuperare il concetto e la forza di una comunità, in un Paese che – senza falsa retorica – sembra stia perdendo ogni giorno di più la propria umanità.
Riusciremo, prima o poi, a portar via Ulisse da questa micidiale guerra. E non saranno la paura né l’orrore a riportarlo a Itaca. Sarà una qualche, diversa, bellezza, più accecante della sua, e infinitamente più mite.